Pubblicato su casoesse.org il 5 giugno 2012
Wu Ming 2, Antar Mohamed, Timira. Romanzo meticcio, Einaudi: 2012, pp. 536
«Radio Boscaglia dice che i morti sono stati almeno un centinaio»

Copertina Timira
È facile celebrare. L’Italia, la Resistenza, gli Italiani Brava Gente, Indro Montanelli e l’emancipazione femminile. Cosa ben più complicata è raccontare. Celebrazione rima infatti con consolazione ma non con storia. Una narrazione consolatrice perde sul nascere, taglia le scene scomode e impacchetta una memoria di cristallo pronta per l’uso. Ma quello che più di tutto si apprezza di una storia consolatrice è che rassicura e conforta, solleva dal peso della critica e in altre parole assolve, evitando di coinvolgerci nei suoi significati. Timira non consola, non celebra ma racconta. Ci prende per mano e ci invita a camminare con lei sui confini dei significati, a calpestare insieme le terre di frontiera, che da sue diventano nostre – di noi e di lei –; sedimenta «impronte di formica sopra una lacrima di retorica fossile». Continued…
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By marabou
– 11/07/2012
Pubblicato su casoesse.org il 14 marzo 2012.
Herman Melville, Moby Dick, Garzanti Editore, 2010 (I edizione 1966), pp. 512, trad. di Nemi D’Agostino
«Torna via con me! Usciamo da queste acque di morte! Torniamo a casa! […] Andiamocene via! Andiamo via! Lasciatemi cambiare rotta subito! Come sarà bello, come sarà divertente, capitano, se torniamo a ruzzolare verso la nostra vecchia Nantucket!»
Ditemi come si fa a recensire Moby Dick?
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Complexo do Alemão - Rio de Janeiro (febbraio 2012)
È come fare il censimento del Complexo do Alemão (Rio de Janeiro), uno dei più grandi agglomerati di favelas del sudamerica, a piedi e con solo una penna. Non ce la si può fare. Primo: la penna si scaricherà dopo pochi passi (si avete capito bene passi). Secondo: ti perdi è inevitabile che ti perdi in quel mare di viuzze amianto e mattoni. Continued…
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By marabou
– 27/06/2012
Leggete di Tomàs Felipe Carlovich, l’illustre sconosciuto che Maradona in persona ha definito il più grande calciatore di tutti i tempi.
Date un’occhiata qui. Vi aiuterà a non arrivare col fiato corto alla prima di campionato, prevista per ottobre a Bologna
Fútbologia 2012 è un festival di tre giorni a Bologna per parlare con stile di calcio. A Ottobre.
Di giorno conferenze e incontri, di sera reading e concerti.
In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
John Foot, Simon Kuper, David Winner, David Goldblatt, Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Paolo Sollier, Wu Ming, Guido Chiesa, Diego Bianchi, Mimì Clementi saranno con noi, anche per organizzare l’evento. Tanti altri amici italiani e stranieri continuano ad aggiungersi.
Tutti gli eventi congressuali saranno ad accesso gratuito. Grazie anche alle decine di volontari che hanno generosamente offerto il loro aiuto per l’organizzazione.
Tifa Fútbologia
Se vuoi ragionare sul calcio e divertirti con il calcio, se vuoi venire al festival o seguirlo su internet con liveblogging, eventi in streaming e pubblicazione degli atti, partecipa al nostro progetto.
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By marabou
– 13/06/2012
Ripesco poche righe buttate giù più di un anno fa e vi propongo uno scritto di Christian Raimo apparso su minimaetmoralia.it. Cambiano i nomi ma non i luoghi del delitto.
Gennaio 2011
Stiamo assistendo ormai da mesi, volenti o nolenti, ad una vera e propria guerra che non accetta disertori. Ci chiedono di imbracciare le armi, salire sui cacciabombardieri e sparare, sono questi gli ordini del Partito. Ridurre la complessità. Appiattire. Radere al suolo l’umanità. Le parole che cadono dal video cadono sempre dall’alto e come bombe confondono i civili con l’asfalto. Ci riempono a forza la bocca di parole. Dimentichiamo l’esercizio del silenzio. Bombardamenti intelligenti ed insistenti, significati sgretolati piovono sui civili. Guerra agli umani. Si salverà soltanto il plastico a Porta a Porta e i pullman organizzati a colpi di click su Facebook. Destinazione: Avetrana. che poi. dove cazzo è Avetrana.
Maggio 2012
Al posto vostro di Christian Raimo

Scritta apparsa sui muri di Avetrana. C'è da sperare che sia stato un gesto di protesta spontaneo.
Mica mi riesci a convincere.
Ancora mi parli di complotto complotto.
Poco fa le stiliste invece hanno risposto
tutte in coro al tweet di Gianni Riotta:
Maria Luisa Trussardi, Laura Biagiotti,
Albertina Marzotto… si sono dette disposte
a fare qualcosa, in modo che almeno i desideri
di Melissa diventino realtà.
Per esempio? Volevo morire verso i novanta anni,
una pensione. Volevo meno gente al funerale.
È un bel casino crepare di sabato, lo sai sì?,
i palinsesti mattutini sono già tutti stabiliti,
e nelle redazioni c’è talmente poca gente
che lo scroll-down delle foto di tre quarti
ci mette un sacco a caricarsi. Continued…
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By marabou
– 25/05/2012

2 aprile 2012. Juventus-Napoli. Juventus Stadium di Torino.
20 maggio 2012. Il Napoli conquista la quarta Coppa Italia della sua storia battendo la Juventus.
I partenopei non vincevano un trofeo da ventidue anni. A quei tempi c’era Diego Armando Maradona, l’unico in città capace di mettere in discussione la leadership morale di San Gennaro. Oggi ci sono Cavani, Hamsik e Lavezzi e c’è anche lo sconvolto Schifani in tribuna che in qualità di Presidente del Senato partecipa alla premiazione in rappresentanza dello Stato. Uno Stato che a Napoli latita da almeno centocinquantuno anni e infatti siamo a Roma.
In campo ci sono due città Torino e Napoli, simbolo di quest’Italia che s’è formata grazie all’eroismo di un ligure partito da Quarto e mille scappati di casa. I piemontesi e i napoletani in campo a contendersi l’Italia e seduti in tribuna i loro sovrani. Francesco II re delle Due Sicilie alias Aurelio De Laurentiis e Vittorio Emanuele II di Savoia re di Sardegna alias Andrea Agnelli. La collocazione storico-metaforica di Schifani mi trova impreparato, a voi i suggerimenti.
Non è ancora iniziata la battaglia che l’Inno d’Italia rieccheggia fra i sessantamila dell’Olimpico di Roma, altro che mille. Non si fa in tempo ad annunciarlo che un concerto di fischi ne copre le note. Il Regno di Napoli ancora una volta non riconosce né l’Italia né un canto, scritto e musicato da due genovesi, che non gli appartiene. La retorica non lascia più spazio all’indifferenza ma esige contestazione: e così per tutta la partita i napoletani cantano il loro inno, la loro canzone, che non ha niente a che vedere con Roma e l’istituzionalità inamidata. Come la Flora di Anna Magnani nella Torino della Prima Guerra Mondiale i napoletani si rifiutano di cantare la marcia militare, si strappano di dosso il tricolore e intonano ‘O surdato ‘nnammurato.
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By marabou
– 21/05/2012

Da «I duecentomila», mensile dei lavoratori comunisti del gruppo FIAT, Anno I, n°2/3 Marzo/aprile 1974

Ibidem
Aperte le scommesse:
chi vi ricorda il riccone in poltrona? Già visto da qualche parte?
Il primo che indovina si aggiudica un contratto a chiamata per due mesi non retribuito. E ciliegina sulla torta… con promessa di futura assunzione… in Kazakistan! Continued…
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By marabou
– 27/03/2012
Pubblicato su casoesse.org il 25 agosto 2011.
..altri marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli.

La partita di baseball
One Flew Over the Cuckoo’s Nest, 1975, regia di Miloš Forman.
Un film che indaga nella sua complessità la follia autoritaria figlia dell’uomo. Non è infatti un sistema burocratico-parastatale a produrre un’umanità perversa ma tale apparato è solo funzionale a un disegno umano più profondo, che si autoproduce e si autoalimenta di repressione e intolleranza. Il male non si annida nel manicomio ma nell’uomo, cinico costruttore di muri e distruttore di ponti. Allo stesso modo l’istituzione non viene celata dietro scartoffie di cellulosa ma possiede uno, cento, mille volti (Mildred Ratched, le guardie, il Direttore, l’intera umanità).
L’autorità impone regole, somministra lezioni, controlla il tempo nell’autodichiarata infallibilità delle sue leggi morali. In questo film si ribadisce con forza la necessità di anteporre la vita a qualsiasi suprema legge scagliata dall’alto. Il buon Socrate, a cui Platone diede voce, ci scuserà, ma quella cicuta ingurgitata, in nome della legge contro la vita, poteva ben risparmiarsela. Randle Patrick McMurphy, pazzo tra i pazzi, non avrebbe mai e poi mai accettato quel calice, chinandosi all’autorità in nome della morte. Ma erano altri tempi e perdoniamo la coppia ellenica più in voga dei ginnasi, ma non il sempiterno Eco nell’anno del Signore 2011. Continued…
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By marabou
– 14/03/2012
Il 15 ottobre a Rio de Janeiro piove. E si sa, i carioca se ne stanno chiusi in casa nei giorni di pioggia.
Premesse-esperienze politi
che pre-15 ottobre. Il dipartimento di storia nel quale studio sforna parole quotidiane di lotta politica, tanta gente che partecipa attivamente e passa nelle aule, troppa che non sa come partecipare, come lottare, come protestare. Ho la fortuna di conoscere gente che conosce gente che appartiene ad un gruppo politico all’interno del mio dipartimento. Riesco a conoscere alcuni ragazzi di questo gruppo politico pochi giorni prima dello scontro finale con la Reitoria. Partecipo a qualche assemblea, pochi gatti non più di 15, si decidono 10 richieste da fare alla Reitoria, nell’eventualità di un rifiuto si decide di occupare in modo permanente la Reitoria sullo stile di altre università brasiliane e carioca. Peccato che a deciderlo siano 15 persone di Storia le altre minimo 285 che parteciperanno alla manifestazione chissà se la pensano uguale, chissà che idea avranno a riguardo, che tattica penseranno di utilizzare per pressionare la Reitoria. La rete affonda nelle acque della disorganizzazone. Nelle assemblee a cui partecipo rimango negativamente colpito dalla mancanza di consistenza di alcune entità politiche e dal non parlare o accennare agli argomenti: forme di lotta, coordinazione di lotte, creazione di reti. L’unica assemblea a cui partecipo con più di un gruppo politico si trasforma in un arena politica televisiva. Ognuno corre sulla sua strada, quella tristemente nota a tutti della peggior politica col paraocchi. Sembrano tutti volerla la lotta ma è svuotata “del sociale” per essere esasperata “nel politico”. Insomma lo scontro finale con la Reitoria si traduce in un sonoro 7 a 3 per la squadra che gioca in casa e nessuno che si era adoperato per dormire là tranne qualche ingenua straniera. The day after tante troppe parole, troppi appagati dalla sconfitta, ci si prepara alle elezioni del DCE (Diretório Central dos Estudantes da Universidade Federal de Rio de Janeiro). Continued…
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By marabou
– 16/10/2011

Stefano Lavoratori (SteveWorkers) nasce con la scomparsa di Stefano Lavori (SteveJobs). Da quel giorno l’hanno visto a Roma, a Londra, a Wall Street, ad Edimburgo, a Rio de Janeiro, qualcuno giura di averlo incontrato anche a Vado Ligure tra i fumi della centrale elettrica. SteveWorkers è contronarrazione. moltitudine. sudore.
Se volete saperne di più: qui il suo blog, qui la sua pagina twitter e qui un articolo su di lui.
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By marabou
– 12/10/2011
Sono immigrato in via di regolarizzazione nella città di Rio de Janeiro. Oggi è il 29° giorno che sono in Brasile ed entro il 30° dalla mia entrata nel paese devo recarmi alla Polícia Federal (con sede all’Aeroporto Internacional de Rio de Janeiro) per farmi riconoscere il visto. Ho pagato una tassa di un centino di euri, che si aggiunge alle spese consolari pre-partenza, e fotocopiato un bel po’ di documenti. L’aeroporto è a circa 45 minuti dal centro, per arrivarci il taxi è il mezzo più comodo e più caro 20 euro, in alternativa c’è l’autobus, 40 minuti a piedi più 40 minuti di autobus, 4 euro.Vi sarete chiesti come mai mi sono ridotto proprio all’ultimo giorno? Vi racconto questa storia.
Policia Federal 1.
(9 Agosto 2011, 0°giorno) .
Arrivo all’Aeroporto Internacional de Rio de Janeiro alle ore 5 d
el mattino. Sono partito dal Costa Rica e quindi per il mio corp o, a causa del fuso, è come se fossero le 2 di mattina. Mi reco alla Polícia Federal per chiedere informazioni su come fare per legalizzarmi, quali documenti portare, ecc. Dopo 2 orette di fila riesco ad ottenere ciò di cui avevo bisogno: un foglietto con indicate le pratiche da sbrigare entro i 30 giorni. Nella “fila”, protagonista assoluta di questa storia, incontro Andrés e Maria. Sono spagnoli di Madrid, architetti, anche loro in fila per il visto. Ci facciamo una chiacchiera, subito mi piacciono molto. Questa notte non so dove andare a dormire mi consigliate un ostello? A Glória ce n’è uno abbastanza economico. Bene, sorrido. Se vuoi una nostra amica forse ha dei posti in casa, scambiamoci i numeri di telefono e le mail che ti faccio sapere. Grazie, sorrido. Davvero Andrés. Grazie. Spero di rincontrarvi, passare del tempo con voi, siete gentili. Continued…
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By marabou
– 07/09/2011