1899 Rio de Janeiro
L’arte di curare uccidendo
Mani stregate giocano con il prezzo del caffè e il Brasile non ha di che pagare la London and River Plate Bank né altri impazienti creditori.
È ora dei sacrifici, annuncia il ministro delle Finanze, Joaquim Murtinho. Il ministro crede nelle leggi naturali dell’economia, che per selezione naturale condanna i deboli, ovvero i poveri, ovvero quasi tutti. Deve lo stato togliere il commercio del caffè dalle mani degli speculatori? Ciò sarebbe, si indigna Murtinho, una violazione delle leggi naturali e un pericoloso passo verso il socialismo, spaventosa peste che gli europei stanno portando in Brasile: il socialismo, dice, nega la libertà e trasforma l’uomo in formica.
L’industria nazionale, pensa Murtinho, non è naturale. Per quanto sia piccola, l’industria nazionale sta sottraendo manodopera alle piantagioni e sta facendo rincarare il prezzo delle braccia. Murtinho, angelo custode dell’ordine latifondista, farà in modo che non paghino la crisi i proprietari di uomini e terre che hanno attraversato, indenni, l’abolizione della schiavitù e la proclamazione della repubblica. Per chiudere il contenzioso con le banche inglesi e riequilibrare le finanze, il ministro brucia in un forno tutte le banconote che riesce a trovare, sopprime tutti i servizi pubblici su cui riesce a mettere le mani e scatena una pioggia di tasse sulla popolazione più povera.
Economista per vocazione e medico di professione, Murtinho realizza anche interessanti esperimenti nel campo della fisiologia. Nel suo laboratorio estrae la massa encefalica di topi e conigli e decapita rane per studiare le convulsioni del corpo, che continua a muoversi come se avesse ancora la testa.
E. Galeano, Memoria del fuoco. I volti e le maschere

Eduardo Galeano davanti al Cafe Brasileiro di Montevideo
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By marabou
– 16/02/2013
Per andare da Santa Teresa a Largo de São Francisco de Paula percorrevo quasi ogni mattina la stessa strada, scendevo per la ripida e appietrata Ladeira do Castro per ritrovarmi davanti all’enorme Mundial, il supermercato più barato di Rio de Janeiro. Poi m’immergevo nel fritto dei salgados di Lapa e nelle polveri dei lavori perennemente in corso del Centro e finalmente raggiungevo la piazza della facoltà.
Avevo un legame particolare soprattutto con la prima parte del mio cammino mattutino e l’ultima del mio ritorno a casa, quella ladeira inerpicata dove sfrecciavano moto-taxi e sacchi della spesa. Ero addirittura arrivato ad eleggerla via più sicura per tornare a casa la sera. Ogni abitante di Santa Teresa ne ha una, la mia era quella. Ma l’eccesso di sicurezza non mi è mai piaciuto, puzza troppo di vittoria, e così è cominciata l’esplorazione delle altre salite e discese del bairro. Un giorno da Largo de Guimaraes ho preso in direzione Largo do Curvelo, per poi proseguire dritto e buttarmi sulla sinistra nella ripidissima Ladeira de Santa Teresa. Qualche passo in verticale tra casette coloniali e maggiolini wolkswagen e lo sguardo mi è caduto sulla destra, incastrandosi tra i gradini di una scala. La scala del cileno dai folti baffi.

La scala e il cileno, 6 febbraio 2012
Da lì, è necessario scendere ancora per poter ammirare il suo lavoro: migliaia di piastrelle, azulejos dipinti a mano e tanta calce. Continued…
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By marabou
– 12/01/2013
Pubblicato su casoesse.org il 6 novembre 2012
J. Amado, In giro per le Americhe, Einaudi: 2004, pp. 146
«la frontiera era la piazza del cinema»

Opera d’arte di Vik Muniz realizzata con materiali di rifiuto
Jorge Amado è con Paulo Coelho lo scrittore brasiliano più conosciuto al mondo. Non vi è dubbio però che in Brasile sia il più amato. Chiedete a un carioca di consigliarvi un libro brasiliano e questo vi indicherà Capitães da Areia (Capitani della spiaggia), domandate al libraio biondo di Porto Alegre dalle origini tedesche e vi proporrà Dona Flor e Seus Dois Maridos (Dona Flor e i suoi due mariti) o Gabriela, Cravo e Canela (Gabriella, garofano e cannella). A Bahia, beh.. nello Stato di Bahia.. evitate di chiedere. Vi basterà osservare e passeggiare per il Pelourinho, il centro storico di São Salvador de Todos os Santos per rispondervi da soli, qui Amado non è soltanto letteratura ma è vita. La piazzetta principale della colorata capitale baiana è dominata dall’azzurrissima Fundação Casa de Jorge Amado, uno spazio che promuove iniziative culturali di vario genere ma anche un’organizzazione non governativa con l’obiettivo di preservare, promuovere e studiare l’universo della letteratura baiana, con un’attenzione particolare al lavoro dello stesso Amado e di sua moglie Zélia Gattai. Tra le viuzze del Pelourinho, i romanzi di Amado si respirano, si sente il loro puzzo, la precarietà dell’aria, soprattutto quando la notte cala e la città si svuota di turisti per lasciar spazio ai viralatas [1]. Continued…
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By marabou
– 11/12/2012
La testimonianza di un pericoloso sovversivo dopo un lungo viaggio dalla Val Susa alla piazza blindata di Brotteaux a Lione (3 dicembre 2012).

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La piazza blindata dalla polizia, la zona rossa.

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Altre foto della giornata


Continua.. Continued…
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By marabou
– 04/12/2012
Pubblicato su IlSudEst il 27 ottobre 2012.
Sono passati pochi giorni dal becero determinismo geografico del Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli – trattato qui la settimana scorsa. Ci eravamo chiesti perché Gabrielli non parlasse della Commissione Grandi Rischi e delle sue ombre, invece di accusare gli aquilani. La risposta è arrivata, repentina, direttamente dal Tribunale de L’Aquila; il quale ha emesso una sentenza di condanna a sei anni di reclusione per i membri della Commissione.

Palazzo del Governo de L’Aquila.
In questi giorni, la stampa e i media mainstream, non parlano d’altro che di processo alla scienza, tirando strumentalmente in ballo il simbolo-martire Galileo Galilei; alcuni si sono spinti oltre e hanno addirittura scomodato Giordano Bruno. È bene sottolineare che la condanna non è stata inflitta poiché i membri della commissione mancavano delle doti di onniscenza e preveggenza, ma per negligenza nel loro lavoro. Dunque non contro la scienza, ma contro uomini che sono venuti meno a loro precisi doveri. Continued…
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– 27/10/2012
Pubblicato su IlSudest il 19 ottobre 2012.
Ci risiamo.
Al sud non si lavora, fa troppo caldo, mica avevano torto schiere di illuministi francesi. Loro sì che ci avevano avvertito, guardate che dove fa troppo caldo le membra si abituano a quel clima e non riescono – non possono – essere propense al lavoro, è per questo che i popoli del sud sono sfaticati. Mica colpa loro: è il clima che li frega.

Guido Bertolaso e Franco Gabrielli
Sono forti e gentili gli abruzzesi, lo sono per natura. E purtroppo, per natura, sono pure pigri. Non c’hanno voglia di lavorare. Ed è per questo che L’Aquila respira ancora la polvere delle macerie. Guardateli un po’ quegli emiliani invece, orgoglio italico, forti e gentili sì, ma loro si spaccano pure la schiena. Guardate come ricostruiscono la loro terra, come collaborano con le autorità. Mica come loro, gli abruzzesi, che negli alberghi della costa se la son goduta – e pure a sbaffo. Ci mancava poco che rimanessero là, serviti e riveriti. Per non parlare di quei comitati di sovversivi che si annidano tra i calcinacci de L’Aquila e scavalcano la zona rossa. Continued…
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– 21/10/2012
Pubblicato su IlSudEst il 12 ottobre 2012.
Come dire: “state colando a picco: è vero, c’è la crisi economica: è vero anche questo, per non parlare di quella sociale.. ma non è colpa vostra. Voi per sessant’anni avete fatto il vostro dovere: mantenere la pace nel Vecchio Continente”. Secoli di storia europea non ricordavano un periodo di pace così lungo.. l’Unione è riuscita in un’impresa mai vista prima.. sessant’anni non sono pochi. Come smentirlo?

La guerra è pace
Basterebbe chiedere alle popolazioni dei balcani come hanno passato la fine del millennio. Se i bombardamenti della NATO sui civili, perpetrati a suon di missili e proiettili all’uranio rientrino delle motivazioni per l’assegnazione del premio. C’è da domandarsi perché l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) ignorò la verità sulla strage di Racak del 15 gennaio 1999 in Kosovo. A Racak, non ci fu nessun massacro di civili albanesi da parte delle forze militari serbe, i corpi mostrati alla stampa furono trasportati sul posto dai soldati albanesi, per gridare allo scandalo e giustificare la guerra umanitaria della NATO contro Slobodan Milošević. Perché gli osservatori dell’Unione Europea, presenti in loco non denunciarono l’accaduto? Perché l’OSCE stette in silenzio? Continued…
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By marabou
– 13/10/2012
Pubblicato su Futbologia il 27 giugno 2012.
Ero a Rio de Janeiro la notte del 4 dicembre 2011, davanti al Bar do Mineiro, nel barrio di Santa Teresa. Sgranocchiavo ghiaccio e lime, insieme al mio amico Mauro, andaluso, scrittore, appassionato di calcio ed ex tifoso del Real Madrid. Da qualche anno tifa Getafe. Il Corinthias, proprio quel giorno vinceva il suo quinto campionato pareggiando con i cugini e rivali storici del Palmeiras riportandosi a San Paolo il brasileirão. Quel 4 dicembre Rio era insolitamente silenzioza. Prima del fischio d’inizio, i giocatori del Corinthias, disegnavano un semicerchio di pugni alzati al cielo, la panchina non esitava a ripetere il gesto e così i tifosi. Il pugno chiuso levato era un omaggio a Socrates, storico capitano del Corinthias e della seleção ma soprattutto promotore di un’esperimento unico nella storia del calcio professionistico: la democracia corintiana. Quella stessa notte il Dottore come lo chiamavano i compagni per la sua laurea in medicina veniva stroncato da una vita passata a leggere, bere e fumare.

Sócrates
Il ghiaccio si è ormai sciolto, la cachaça entra in circolo e iniziamo a discutere di Socrates. Mauro mi dice di quando nell’83-84 Socrates si era battuto nella campagna Diretas jà che rivendicava l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Io gli racconto una leggenda che circola in Italia su Socrates e Gramsci. Ci perdiamo in discorsi che rimpallano tra letteratura e Real Madrid, poesia e pallanuoto, il Barcellona di Messi e La Disparition di Perec. Poi Mauro riagguanta in tackle Socrates e con lo sguardo perso tra il cammino ferrato del Bonde lascia scivolare poche sillabe: «si può essere scrittori anche nel calcio.. si può scrivere sul campo». «Scrittori e ribelli» gli rispondo io senza pensare. «Rebeldes..» ripete lui e dopo pochi secondi mi chiede se conosco Ramon Sempere, l’ariete del Sabadell. Gli rispondo che no, non ne ho mai sentito parlare, tanto meno del Sabadell. Non si stupisce, smuove gli occhi dai solchi delle rotaie vuoti da troppo tempo e inizia a raccontarmi la sua storia: Continued…
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By marabou
– 09/10/2012
Pubblicato su il IlSudEst il 14 settembre 2012.
Scena Prima.
La scritta recita: “Basta attentati”.
Ci sono voluti trentotto anni perché riaffiorasse.

Centro Storico di Savona, Via Paleocapa
La vernice rossa di una bomboletta spray le ha dato forma e una bacheca pubblicitaria ha deciso di relegarla all’oblio per quasi quattro decadi. Eppure oggi è grazie a quella stessa bacheca, rimossa da qualche giorno, che la storia ritorna a parlare attraverso i muri.
Era il 1974 e la città di Savona subiva una prepotente e sistematica aggressione terroristica. Attentati dinamitardi si susseguirono tra l’aprile del 1974 e il maggio 1975. Le bombe provocarono due morti e circa una ventina di feriti toccando l’apice delle violenza nel mese di novembre con sei ordigni esplosi nell’arco di soli undici giorni. La mobilitazione popolare fu ingente: oltre alle manifestazioni di protesta indette dai partiti e dai sindacati si assistette al sorgere di un movimento spontaneo di vigilanza civile. La vigilanza si diffuse capillarmente sul territorio cittadino coordinata principalmente dalla nebulosa dei Consigli di Quartiere e dai vari Comitati Unitari Antifascisti, molti dei quali sorsero all’indomani degli attentati. La collaborazione tra movimento e forze dell’ordine fu totale, si trattò infatti a tutti gli effetti di una vigilanza “civile” di affiancamento alle forze di polizia che mai rivendicò il diritto d’intervento attraverso gli strumenti di quest’ultima. Continued…
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By marabou
– 18/09/2012
Pubblicato su il IlSudEst il 17 agosto 2012.
Dal SudEst all’estremo nord-ovest per incontrare l’arte di Wassily Kandinsky, considerato uno degli artisti più importanti del XX secolo. È infatti in corso e durerà fino al 21 di ottobre, presso il museo archeologico regionale di Aosta la mostra Wassiliy Kandinsky e l’arte astratta tra Italia e Francia a cura di Alberto Fiz, dedicata al pittore e scultore russo dalla cittadinanza francese e tedesca. L’esposizione ospita, oltre a una quarantina di opere dell’autore dipinte tra il 1925 e il 1940, di cui alcune mai prima d’ora esposte in Italia, varie tele di artisti italiani e non, che dialogano creativamente con la produzione dell’eclettico russo.

Esposizione al Museo Archeologico di Aosta
Una sala della mostra è dominata dalla riproduzione della decorazione murale che Kandinsky compose su ceramica nella Sala da Musica dell’Esposizione internazionale di architettura di Berlino nel 1931, di cui curò anche l’allestimento. Qui è anche presente un pianoforte di ultima generazione che riproduce tracce di musica classica e i cui tasti affondano come pigiati da un fantasma. I più sognatori avranno senza dubbio immaginato un elegante Kandisky, ritratto in foto a pochi passi dal pianoforte, sedersi sullo sgabello e iniziare a volteggiare tra le note, affondando le dita nello strumento. Oltre ad essere un ottimo pittore era anche un buon suonatore di violoncello e pianoforte, grande estimatore di Wagner. Non a caso infatti le sue opere avevano spesso un legame profondo con la musica e i suoi colori si traducevano sulla tela in vere e proprie metafore sonore. Se la musica non riproduceva le forme del reale così come l’occhio nudo le riconosce perché la pittura non poteva fare lo stesso? E andava oltre Kandinsky, tentava di colorare i suoni e giocava con la sinestesia, quella figura retorica che ha creato tanti problemi a un altro e meno illustre russo, Solomon Shereshevsky, l’uomo dalle memoria infinita e che ha invece reso immortale il nostro astrattista. Continued…
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By marabou
– 23/08/2012